Nato a Milano, Simone Gerbino si laurea in Architettura nel 2004 al Politecnico, dopo varie esperienze professionali in studi di architettura e di industrial design, fonda nel 2009 lo studio MGSG Architettura+Design.
Ad un lavoro più strettamente legato all’architettura, sviluppato in prevalenza nell’ambito della progettazione di interni, lo studio affianca un’attività di ricerca sulla progettazione del punto vendita, legata ai fenomeni di brand e finalizzata alla realizzazione di allestimenti di negozi, fiere ed eventi per varie aziende e società , sviluppandone anche il design del prodotto e del complemento d’arredo.
1.Alla luce della produzione attuale e storica del settore del design in che modo, nel vostro iter progettuale, avete fatto tesoro degli insegnamenti dettati dalla tradizione dei grandi maestri?
I maestri del dopoguerra hanno creato oggetti atemporali , capaci cioè di prescindere dalla moda e dal gusto del momento in cui sono stati creati grazie ad una forte valenza di contenuto.
È così che la loro identità estetico-funzionale attraversa il tempo creando una sorta di matrice storica, punto di partenza di qualsiasi processo ideativo.
I miei progetti indagano le dinamiche commerciali e di marketing cercando di spingersi oltre al preciso momento socio-culturale in cui si collocano attraverso soluzioni estetico formali talvolta inesplorate ma che garantiscano identità duratura.
2.Rispetto alla filosofia progettuale che avete sviluppato nel vostro percorso formativo qual è il designer affermato che più vi ha “ispirato†con il suo insegnamento e per quale motivo?
Sicuramente i pionieri del design come A. Castiglioni, V. Magistretti, V. Panton C .Eames fino a M. Newson e R. Arad, tuttavia credo sia l’opera di Joe Colombo ad aver influenzato in maniera radicale il design del XX secolo a livello mondiale.
Nei suoi progetti di design e di architettura di interni , Joe Colombo ha messo in forte relazione forma, funzione e tecnologia, tematica quantomai attuale ma allora di difficile comprensione.
La lezione di Colombo è stata quella di dover sognare ed immaginare sempre nuovi mondi, nuove utopie, alla ricerca continua di conoscenze di nuove tecnologie e materiali al fine di poter sviluppare soluzioni valide da un punto di vista economico, estetico-formale e sociale, considerando sempre il design come cuore pulsante del processo creativo.
3.Quali sono, secondo voi le tre parole chiave che identificano un buon prodotto di design nella panoramica attuale?
E’ mia convinzione che un buon prodotto debba essere il risultato di uno sviluppo progettuale che prenda in considerazione un uso sapiente della tecnologia al fine di poter realizzare oggetti funzionanti, che siano di intuitiva comprensione e di facile utilizzo. Un designer dovrebbe trovare soluzioni semplici per problemi complessi, senza dimenticare di creare prodotti che nella loro forte essenzialità siano in grado di provocare suggestioni nell’utente finale: tecnologia, intuitività ed essenzialità .
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